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Lautotrapianto di capelli

La calvizie (o alopecia) costituisce un problema complesso che interessa quasi esclusivamente gli uomini, i quali, quando si rivolgono al chirurgo estetico, poiché hanno già sperimentato quasi tutte le cure mediche e non mediche pubblicizzate dai media, delusi dai risultati, manifestano un atteggiamento comprensibilmente esigente.
L’esempio classico di calvizie definitiva è quella androgenetica o maschile, che compare più o meno precocemente dopo la pubertà ed è caratterizzata dall’arretramento progressivo del margine anteriore dei capelli.
Tale arretramento progredisce in maniera differente a seconda che si tratti di individui mediterranei o nordici; nei primi si sguarniscono contemporaneamente le regioni temporali e la sommità del capo, nei secondi invece il diradamento inizia dalla fronte.
La caduta può arrestarsi in una fase intermedia, rimanendo per esempio circoscritta alle regioni temporali, oppure proseguire risparmiando solo una fascia di capelli larga 3-4 cm che va da una parte all’altra delle orecchie, passando dalla nuca (corona ippocratica).
Dal punto di vista chirurgico tale zona è importantissima in quanto costituisce la zona ideale per prelevare i capelli sani per l’autotrapianto o per l’allestimento di lembi di rotazione e/o avanzamento o per l’inserimento di espansori cutanei.
Per raggiungere risultati ottimali con l’autotrapianto di capelli, è molto importante selezionare attentamente i casi da sottoporre a tale intervento.
Oggi sono soprattutto i giovani che si rivolgono al chirurgo estetico in quanto più che una vera calvizia presentano solo un iniziale diradamento per il quale l’autotrapianto rappresenta sì un ottimo trattamento, ma solo se attuato quando la calvizie si è definitivamente assestata.
Il trattamento chirurgico della calvizie consiste nel trapiantare nella zona alopecica microinnesti mono e bibulbari prelevati dalla nuca dello stesso paziente, il tutto cercando di restituire la massima naturalezza alla nuova capigliatura al fine di dare un risultato esteticamente apprezzabile.
In seguito i capelli trapiantati cresceranno in maniera spontanea e naturale.

Tecnica operatoria
La tecnica dell’autotrapianto, conosciuta sin dagli anni ’60 con il termine di “Punch-graft” ha subito nel corso dei decenni diverse modificazioni sino all’attuale metodica, per cui si preleva una striscia di cuoio capelluto dalla quale si “ritagliano” numerosissimi innesti mono o bibulbari, che vengono poi inseriti nella zona calva previa microscopica perforazione della cute. Il trapianto così effettuato attecchisce rapidamente e non rimangono cicatrici visibili, in quanto la striscia prelevata è molto sottile e la zona nascosta dai capelli già presenti. I capelli non cresceranno comunque subito; i follicoli piliferi trapiantati, privati temporaneamente dell’apporto nutritizio, entrano in una fase di riposo di circa 3 mesi e solo successivamente riprendono a produrre capelli in modo definitivo.
Si tratta di una tecnica ormai ampiamente consolidata e sperimentata in tutto il mondo: solo negli USA più di due milioni di pazienti si sono sottoposti a questa particolare procedura chirurgica.
L’intervento si esegue in anestesia locale con eventuale sedazione e , a seconda del numero di capelli de trapiantare, può durare dalle 3 alle 6 ore. In pratica si può arrivare a trapiantare da 1000 a 3000 capelli in un’unica seduta e una seduta analoga può essere ripetuta dopo circa un anno.

I vantaggi dell’autotrapianto consistono nella estrema naturalezza del risultato, in particolare nel disegno dell’attaccatura dei capelli sulla fronte, nella corretta inclinazione dei capelli stessi e nell’assenza di cicatrici.
L’unico svantaggio è in pratica rappresentato dalla persistenza di piccole crosticine sugli innesti per 2-3 settimane dopo l’intervento e, in qualche caso, una densità di capelli per centimetro quadrato che non raggiunge mai quella originaria del soggetto. Ma il livello di soddisfazione del paziente rimane comunque sempre molto alto.

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